Au bout du compte
"Telle est la vie des hommes. Quelques joies, très vite effacées par d'inoubliables chagrins.
Il n'est pas nécessaire de le dire aux enfants."
m.p.
De retour
Da trenta a sedici gradi.
Dal rosso al bianco.
Dalla natura alla metropoli.
Ancora qualche giorno, un fine settimana per riprendere fiato, grazie al cinema e ai libri. Non posso mica buttarmi a capofitto nelle storie sospese. Attendo a riprendere. Imparo a respirare da sola, ancora una volta.
La sospensione è piacevole. Come quando prepari una torta e aspetti che diventi fredda per gustarla meglio. Il tutto e subito di qualche mese fa si è placato, finalmente. Tutto è lì, che aspetta.
Entre chien et loup
E' una semplice espressione, un modo di dire. E' il momento della giornata in cui il giorno si trasforma in notte, o la notte diviene giorno, il momento in cui non puoi distinguere un cane da un lupo. Questo è il momento in cui la città si tinge di una luminosità quasi irreale, forse per il colore chiaro dei palazzi, forse per il vento che spazza via tutta l'umidità e rende lo sguardo terso. E' un incanto. E' irreale.
Aspetto l'inverno. Mi dicono che quando fa freddo, molto freddo, quelle strade ora piene di turisti, di rumore, di folla, si svuotano, completamente. A colpo d'occhio non si vede anima viva e resta solo la città, quei palazzi, quella luce, quelle strade scure.
"C'est sale. Il y a des pigeons et des cours noires. Les gens ont la peau blanche."
Genova.
Non ho riflessioni da socializzare.
Medito.
Ti ho visto due volte
Fa freddo, il treno quasi vuoto.
"Clic."
"Clic."
"Clic."
Gli sguardi assonnati attorno. Poi ti trovo.
"Clic."
"Clic."
Cosa stai facendo, mi domando, sei voltato di spalle. Ma intuisco presto. Ti volti.
Ti stai tagliando le unghie sul metrò, la mattina presto, forse prima di andare a lavorare.
Disgusto. I pezzi di unghia saltano in ogni direzione. Non credo ai miei occhi.
Ti incontro ancora una volta. Non riconosco i volti, ma ricordo i suoni.
"Clic."
Sei tu, non c'è dubbio.
Questa volta il treno è pieno, affollato, è giorno fatto. Attorno a te si apre un ampio spazio libero, tutti si tengono lontani, sperando di evitare il volo delle unghie meteore.
Allora la tua è una strategia. Di certo non è un caso.
Per cento
Pausa sigaretta.
I rumori restano lontani, i pensieri affollano la testa.
"Scusa se ti disturbo." E secco continua: "Vuoi farti una vacanza? Si o no. Rispondi subito."
Ma che vuole, ma perché sempre a me, che modo stupido di provarci.
Esito.
E se la proposta fosse interessante? D'istinto dico no. Ma subito dopo dubito.
"Forse se ti spieghi meglio..."
E lui tutto d'un fiato: "Questa sera mi dai le chiavi del locale, prendo tutti i soldi e ti do il venti per cento. Il venti, hai capito?"
La mia bocca si spalanca mossa da un impulso che non controllo.
L'uomo con gli occhi cerchiati di nero, con un tremito visibile ad occhio nudo mi guarda e si fa sempre più vicino.
"Il venti", ripete.
E va via.
Favignana a me fa venire in mente le fave. Che buzzurra.
Proviamo a fare questo grazie a loro.

Invece è una farfalla.
Avviso semplice e chiaro
Sulla porta dell'ascensore trovo un volantino. Si invita tutti a:
"Una informativa sui fatti più recenti e su ciò che si sta muovendo, intorno alle questioni su cui ci stiamo battendo ormai da diversi anni."
Afferrato il concetto. Siete massoni.
Generalizzando i generalisti
Quando leggi sui giornali T.P.S. cosa ti viene in mente?
Trattamento potenziato sanitario?
Trattato politico solitario?
Ti penso sempre?
No, si intende Tommaso Padoa-Schioppa, ministro dell'economia. Quello che alla domanda:
"Cosa c'è di peggio del precariato, a trent'anni, quando non puoi neanche pensare al futuro?", risponde: "C'è la disoccupazione."
Certo. Se hai il cranio fracassato o vieni centrato da un fulmine che ti lascia illeso c'è sempre di peggio la morte. E io sono anche ottimista.
Ma perché devono scrivere T.P.S. ? Per avere spazio per scrivere cosa?
Sono ripetitiva e mi do fastidio da sola, ma è sempre la stessa storia. Il numero delle testate generaliste che segue determinate notizie è sempre inversamente proporzionale al numero delle persone presenti nel corso dello stesso fatto.
Un esempio: oggi si è tenuto vicino Bologna un incontro sulle mafie al nord. Sala stracolma, giovani, anziani e tanti che avevano molto da dire. Tutti. Due testate presenti. La cosa domani non la leggerete da nessuna parte.
I parolai di Genova
Ci ho messo un po'. Non sono riuscita a scrivere subito su queste pagine dell'apertura del processo ai manifestanti per il G8 di Genova del 2001. Ero e sono incredula, a tratti anche sconvolta. Prima la richiesta di 225 anni di carcere con l'accusa di devastazione e saccheggio. Poi il risarcimento di 100 mila euro a testa dagli imputati.
La cosa che viene subito da pensare: avete voluto portare alla sbarra la polizia per il massacro della scuola Diaz? Beh, questa è la conseguenza. Faccio davvero fatica a trovare le parole. Quello che stanno facendo è di una gravità che supera le peggiori aspettative.
Ma a tirarmi fuori le parole è stato un articolo pubblicato ieri da La Stampa, a firma di Lucia Annunziata. Le frasi di quella donna, dette "da sinistra", forse sono peggiori di una possibile sentenza di tribunale. L'Annunziata si cimenta in un gioco dialettico dalle conseguenze davvero troppo gravi. Dice l'Annunziata, più o meno:
Genova 2001, quei ragazzi, poveretti, è vero che li hanno bastonati, ma loro cosa hanno fatto per meritarselo? I giudici che ora chiedono tutti quegli anni di carcere, imputandoli di devastazione e saccheggio, tentano di dare un nome a quello che è successo. La stessa cosa vale per il caso De Magistris ( ed è qui che la nostra tenta l'operazione più squallida ): se difendiamo oggi l'opera di quel magistrato, e ci appelliamo all'indipendenza della magistratura, la cosa vale sempre e dobbiamo apprezzare il tentativo di chi, anche per Genova, cerca di chiamare le cose con il proprio nome.
Se entrasse in gioco questo meccanismo mentale, se il neonato PD si appropriasse di questa bella trovata della sempre florida giornalista ex-settantasettina, se davvero ci facessimo abbindolare da questo pensiero per rileggere quello che successe in quei giorni a Genova...il tentativo costante di ridefinizione del reale sarebbe compiuto. Non ci sarebbe davvero più scampo: la verità avrebbe una dimensione e ogni altra idea o ragionamento sarebbero annullati da un pensiero così saldamente razionale e autoconclusivo.